Le chiese della Contea: Santa Maria Annunziata di Romans

Nel periodo in cui il territorio gradiscano fu governato dai principi  Eggenberg (1647-1717) avvenne un grande rinnovamento degli edifici dedicati al culto. Infatti tra '600 e '700 molte chiese furono costruite o ristrutturate. Tra queste, oltre al Duomo di Gradisca, vanno ricordate le parrocchiali di Romans, Aiello, Tapogliano, Visco, Villa Vicentina e Versa. Un caso particolarmente interessante è quello della chiesa di S. Maria Annunziata di Romans, sulla quale è appena stata pubblicata una guida storico-artistica a cura di Ivan Portelli e Stefania Grion, presentata giovedì 24 dagli autori e dal parroco don Flavio Zanetti  davanti a un folto pubblico.

Il volume, che consta di 60 pagine dense di informazioni e di immagini, illustra un edificio decisamente imponente in cui sono contenute opere d'arte che rivestono significato non solo per la località di Romans, ma per tutta l'area, poiché rappresentano un'epoca decisamente cruciale per questo lembo estremo della pianura padana, in cui si sono sviluppate l'architettura e le arti e si sono mescolate, non solo nell'arte e nella cultura, ma anche nella vita quotidiana influenze austriache e venete.

La pubblicazione vuole celebrare anche un importante anniversario: la nuova chiesa fu consacrata, infatti, il 29 novembre 1716, esattamente 300 anni fa, come ricorda una lapide collocata sul muro a destra del presbiterio. Da questa sappiamo che alla cerimonia fu presente il Vescovo di Pedena (Istria) Giorgio de Marotti.

Ma la pieve di Romans aveva già alle spalle una lunga storia.

Nello stesso posto infatti esisteva già una chiesa, più piccola, di origine medioevale, sempre dedicata alla Madonna e circondata da una "centa", cioè una "cintura" di case che - in epoche caratterizzate da scorrerie e assalti - costituiva un piccolo fortilizio.

Rimane una traccia preziosa di quel tempo nella "Madonna della Centa", piccolo ma interessante bassorilievo eseguito nel 1467 e firmato da un certo Antonio da Venezia, ora posto sul fianco del campanile.

Prima della realizzazione della nuova chiesa, negli anni attorno al 1660 fu costruito il campanile attuale, forse adattando una preesistente torre medioevale. Diviso in quattro livelli, il campanile è alto 65 metri. La cupola in rame risale invece al 1886 e sostituisce la precedente in piombo, colpita da un fulmine e liquefattasi nel 1879. 

I lavori per la nuova chiesa iniziarono nel 1699, sotto la guida del parroco Mario Gibelli, nominato dagli Eggenberg nel 1697, e terminarono nel 1715. Gibelli apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà goriziana, in cui troviamo anche alcuni medici.

La facciata rispecchia uno schema molto comune nelle chiese del Friuli orientale costruite nel Settecento, con la tripartizione del prospetto mediante lesene e accentuazione degli elementi verticali. Sopra il portale, caratterizzato da un timpano spezzato ancora barocco, una nicchia ospita la statua della Madonna con il Bambino, databile ai primi del Settecento. 

L'interno è ad aula unica con abside poligonale coperta da una volta a botte  decorata da affreschi. Lo spazio è scandito da lesene di ordine jonico. Ai lati si trovano quattro altari inquadrati da archi a tutto sesto, tutti caratterizzati dal consueto schema dell'altare sei-settecentesco: colonne laterali che reggono un fastigio, spesso con timpano spezzato, e racchiudono una pala; largo uso di marmi colorati. Gli altari di sinistra sono dedicati a San Nicolò e al Sacro Cuore (la pala è firmata da Antonio Paroli), quelli di destra a Santa Caterina e alla Madonna del Rosario. 

Di notevole interesse il presbiterio, con un fastoso altare maggiore realizzato nel 1719 (data leggibile nella parte posteriore) forse dal  veneziano Pasquale Lazzarini (artefice dell'altare maggiore della chiesa di Sant'Ignazio di Gorizia). La mensa è caratterizzata da intarsi di marmi policromi e decorazioni a festone in bassorilievo. La struttura del tabernacolo è piuttosto elaborata e termina con un cupolino a cipolla.

Sopra l'altare si può vedere una pala raffigurante una Sacra Conversazione, con la Madonna e i Santi Nicola e Caterina d'Alessandria ai lati e in basso San Giorgio e San Martino. Si tratta di un'opera del Cinquecento proveniente dalla chiesa precedente.

Su una transenna più alta rispetto alla mensa sono collocate quattro statue, probabilmente dovute allo scultore Paolo Zuliani: San Martino, Arcangelo Gabriele, Madonna e San Giorgio. 

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