Negli archivi c'è ancora tanto da scoprire sulla storia di Gradisca

In epoca barocca tutti gli eventi importanti della vita, soprattutto quando riguardavano il ceto nobiliare, erano accompagnati da scenografie sfarzose, in genere effimere, la cui progettazione era affidata ad architetti e artisti di valore. L'ostentazione del potere e della ricchezza era affidata anche a queste grandiose costruzioni che avevano il fine di provocare emozione e stupore negli spettatori. Occasione di fasto barocco erano anche i riti funebri, che assumevano un carattere tanto più pomposo quanto era importante il personaggio. scomparso. Anche nella periferica fortezza di Gradisca avvenne qualcosa di simile in occasione dei funerali di un principe Eggenberg. Se ne è parlato in occasione della recente commemorazione dei 300 anni dalla morte di Giovanni Cristiano II, l'ultimo erede della famiglia. 


La celebrazione, giovedì 23 febbraio, di una Messa nel Duomo di Gradisca per ricordare il 300° anniversario della morte di Giovanni Cristiano II Eggenberg, l’ultimo erede maschio del casato degli Eggenberg e anche ultimo principe della contea di Gradisca, ha fornito l’occasione per approfondire le ricerche su questo periodo così importante per la città.

Andrea Nicolausig, giovane storico gradiscano a cui è stata affidata dal Comitato Eggenberg l’introduzione che ha preceduto la cerimonia, conoscitore di tutti gli archivi in cui si trovino fondi importanti per la ricostruzione del passato della fortezza, anche questa volta ha attinto notizie interessanti dalle Cronache parrocchiali di San Salvatore.

Questi antichi registri,  si sa, costituiscono una delle fonti imprescindibili per capire non solo la vita religiosa ma anche le dinamiche sociali di Gradisca. Andando a cercare negli anni tra il 1710 e il 1717 notizie sulla fine del casato,  è stata trovata la descrizione di una cerimonia funebre celebrata in memoria di un principe Eggenberg.

Pur con qualche discordanza cronologica, che fa pensare a una cerimonia dedicata alla morte di Giovanni Cristiano I  avvenuta qualche anno prima, la descrizione dell’evento è sorprendente e di grande interesse per la conoscenza di quell’epoca e rende l’idea dell’importanza che avevano questi sovrani anche agli occhi della popolazione locale.

 

Infatti, parallelamente ai funerali veri e propri, celebrati a Graz, anche nel Duomo di Gradisca  venne eretto in onore del sovrano un complesso e scenografico baldacchino, una sorta di “macchina teatrale” come era consuetudine in epoca barocca, che dava  al rito la solennità di un funerale di Stato.

Così riporta l’autore delle Cronache:

“…per tre giorni continui cioè li 26, 27, 28 di Febrajo di detto anno si celebrarono le sudette Esequie con tutta quella lugubre pompa che richiedeva la perdita di un si degnissimo Sovrano. In essa fu fatto ergere un sontuoso Cattafalco, che formato con nobile architettura ben da quattro parti rappresentava la stessa eloquente forma che alla facciata, ed ascendeva da terra in su per sino alla Cadena del colmo della chiesa…” (Si può vedere qui a fianco un esempio di questo tipo di apparati tratto dal sito baroque.it

Una costruzione enorme, dunque, tutta in legno, formata da una base su cui poggiava la bara e da cui partivano otto colonne con capitelli jonici unite da architravi e archi, che reggevano una cupola e incorniciavano “quattro scheletri formati di cartone e legno che parevan naturali”. Ciascuno di essi reggeva una torcia. La chiesa era illuminata da sessanta torce e duecentocinquanta lumini, mentre gli addobbi degli altari in segno di lutto erano tutti neri e disseminati di teschi e di iscrizioni, “chiaro saggio di quel dolore, che i di lei figli portavano nel petto per la mancanza del loro amato Sovranno”. Non mancavano le figure allegoriche dipinte, la Fede, la Fortezza, la Speranza, la Carità, ecc. assieme allo stemma del casato.

“Durò come si è detto di sopra tal funzioni per tre giorni ed ogni giorno si cantarono a’ piena musica li noturni de morti….  il terzo ed ultimo giorno compiuta la Messa solenne dal Red.mo Valentino Pasqualis Pievano di Villesse si ha recitato un Panegirico funebre in lingua latina rammemorativo delle eroiche virtù e Prerogative in vivis possedute dal Serenissimo Principe.”  Molti i sacerdoti che intervennero, anche di un certo rango, come il barone Antonio del Mestri “Archidiacono di questa Principesca Contea, che fu poi fatto vescovo di Trieste” a cui facevano contorno i pievani di Farra, di Mossa e di altri paesi. Ma anche i monaci della zona parteciparono alle celebrazioni, Domenicani, Serviti e Cappuccini. In tutto furono celebrate 304 messe in pochi giorni, alcune gratis – come viene specificato – altre compensate da elemosine dei fedeli di due lire per ogni messa.

Alla luce di queste nuove letture dei documenti, appare chiaro che su Gradisca e sul suo passato c’è ancora molto da trovare e che forse fino ad oggi non si è colta l’eccezionalità delle vicende storiche che hanno coinvolto la fortezza. Il Comitato Eggenberg sollecita le istituzioni a cogliere questi segnali e a sostenere la ricerca in tutti i modi possibili, affinché la cittadinanza acquisti consapevolezza dell’importanza di Gradisca nella storia.


In questa immagine, tratta dal sito baroque.it che illustra ampiamente le consuetudini dei funerali barocchi, si possono vedere le immagini con gli scheletri a cui si fa cenno anche nella descrizione del rito in memoria del principe Eggenberg nel Duomo di Gradisca.

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Questo sito è curato dal COMITATO EGGENBERG di Gradisca d'Isonzo (Gorizia) e si propone di diffondere la conoscenza della città e della sua storia nel periodo in cui è stata capitale di una contea principesca (1647-1717) sotto il casato stiriano degli Eggenberg.

E' un'epoca ricca di fatti e personaggi significativi non solo per il Friuli orientale ma per tutte le potenze europee che si sono incontrate e scontrate (anche prima e dopo)  in questa terra di confine.

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