Palazzo de Fin-Patuna

Palazzo de Fin-Patuna è uno dei palazzi più belli di Gradisca. Nella forma che oggi si vede fu costruito nel '700, probabilmente modificando un edificio precedente, e fu la residenza dei baroni de Fin, una famiglia importante in cui troviamo molti personaggi che hanno avuto incarichi pubblici sia in campo militare che in quello dell’amministrazione civile.

 

E’ famoso anche per avere ospitato Napoleone Bonaparte, il 20 marzo 1797, subito dopo l’assalto vittorioso dell’esercito francese, comandato dal generale Bernadotte, alla fortezza di Gradisca. Dal 1809 passò in proprietà alla famiglia Patunà, in seguito divenuta Patuna.

Oggi è ancora uno dei palazzi più grandi e più eleganti della via Ciotti (un tempo chiamata “Contrada di Piazza”), dove si possono vedere anche altri edifici storici come Palazzo Strassoldo e Palazzo Torriani. Il suo stile architettonico, piuttosto ricercato, si può definire tardo-barocco.

Sul retro dell’edificio si apre un grande giardino che conserva ancora alberi secolari e le caratteristiche dell’epoca in cui fu creato.

 

 

La famiglia de Fin

I de Fin erano di origine tedesca ed erano arrivati nelle valli del Bergamasco nel Medioevo. Presero il nome dal paese (Fino del Monte) in cui si erano stabiliti.  Nel 1300 tutte le famiglie di questa località, in cui c’è ancora un castello, portavano il nome da Fin. Da lì, forse a causa delle lotte sanguinose fra guelfi e ghibellini, vennero a Trieste; probabilmente questo accadde nel corso del 1500.

Il primo membro di questa famiglia documentato a Trieste fu Giovanni Francesco Fini. Stabilitosi in città, sposò una nobildonna, Concordia Bonoma. Ebbero un figlio che si chiamava Alessandro. Due suoi nipoti, Francesco e Giulio, nati nella seconda metà del secolo XVI,  furono coraggiosi comandanti militari. Il primo difese un castello e il suo territorio in Istria e il secondo fu luogotenente della fortezza di Gradisca durante la guerra tra austriaci e veneti del 1615. In virtù dei loro meriti, nel 1643 furono creati “baroni dell’Impero” dall’Imperatore Ferdinando III.

A Trieste nacque nel 1635 Alessandro de Fin, che fu diplomatico e scrittore. Svolse delicati incarichi per l’imperatore Leopoldo I e per sua sorealla Eleonora, regina di Polonia. Ma fu appassionato studioso di letteratura e scrisse, tra l’altro, un poema sulla vita della regina e una relazione del viaggio a Costantinopoli fatto per conto dell’imperatore.  Nel 1660, quando Leopoldo I venne in visita a Gorizia e Trieste, Alessandro de Fin fu uno dei protagonisti delle solenni cerimonie organizzate per accogliere  l’imperatore.

Fu Giulio de Fin, il luogotenente della fortezza al tempo della guerra gradiscana (1615-1617), il primo che arrivò a Gradisca, dopo essere stato “benemerito giudice regio” a Trieste.

Ma è un suo omonimo, forse un nipote, quel Giulio de Fin che intorno al 1670 affiancò Francesco Ulderico della Torre come vicecapitano di Gradisca sotto il governo dei principi Eggenberg, ed è ricordato ancora in una lapide fissata nel Monte di Pietà come uno dei fondatori di quell’istituzione.

I de Fin lasciarono traccia di sé anche nel Duomo di Gradisca. Infatti fecero costruire l’altare di Ognissanti, che si trova a sinistra dell’altar maggiore. Sulla parte alta dell’altare si trova lo stemma della famiglia.

I de Fin furono tenaci fautori dell’indipendenza della Contea di Gradisca rispetto a Gorizia. Anche quando, con l’estinzione della famiglia Eggenberg, avvenuta nel 1717, questa riunione non era più evitabile,  Antonio de Fin, vice capitano di Gradisca dal 1729 al 1744 e poi capitano di nomina imperiale fino al 1754, riuscì a prolungare di almeno vent’anni l’autonomia del territorio gradiscano.

Nel Settecento vissero altri illustri de Fin che si distinsero in diversi campi. Due di questi portano lo stesso nome del loro avo: Alessandro. Il primo, nato nel 1676, fu un valoroso comandante militare, padre di tre ufficiali di cavalleria Francesco Carlo (1716-1774), Alessandro (1719-1775) e Giulio (1721-1746) raffigurati con lui in un grande dipinto (v. foto) che riprende anche una scena di guerra e i loro dragoni imperiali in azione.

Il padre è appoggiato a un masso di pietra che reca lo stemma di famiglia e i nomi dei figli. A una finestra si affaccia la figlia Beatrice, monaca.  Al centro c’è una scena di guerra combattuta dai loro dragoni davanti a una città assediata che dovrebbe essere Praga.

Alessandro de Fin morì a Trieste nel 1756.

Un altro Alessandro de Fin destinato ad essere ricordato per i suoi talenti nacque nel 1751. Era figlio di Francesco de Fin e della contessa Antonia de Clary. Studiò nel Teresiano di Vienna e fu nominato da Maria Teresa aggiunto dell’ufficio circolare delle unite contee di Gorizia e Gradisca. Fu attratto dalla letteratura e dalla poesia. I suoi componimenti in italiano, latino e  tedesco interessarono l’Accademia degli Arcadi eretta l’8 agosto a Gorizia.

 

Forse si deve al suo interesse per le arti se attorno al 1790 il pittore Matteo Furlanetto venne chiamato a decorare una sala del primo piano del palazzo con affreschi che rappresentavano paesaggi con archi e statue. Solo uno di questi affreschi si è conservato. 

La famiglia Patuna

Il medico Bartolomeo Patunà nacque nel 1738 a Fiume da una famiglia che proveniva dall’isola di Creta. Suo padre e suo nonno erano medici a loro volta, laureati – come lui – all’Università di Padova. Egli iniziò a esercitare la sua professione a Fiume e poi si trasferì a Vienna, da dove fu mandato in Bosnia a curare un’epidemia di peste. Fu autore di numerose ricerche e pubblicazioni che lo fecero diventare molto noto nell’ambiente scientifico. Nel 1769 fu nominato medico a Gradisca e vi trascorse il resto della sua vita. Morì nel 1823.

Nel 1792, assieme ad altri patrizi gradiscani, aveva ottenuto di poter gestire il granaio cittadino per tenervi rappresentazioni teatrali.  Nel 1811 il teatro sarebbe passato in proprietà di Antonio Patunà, che nel 1809, insieme a Giuseppe Masini, aveva acquistato il palazzo dal barone de Fin.

Anche in questa famiglia non mancano le personalità di rilievo: nel 1886 nacque lo scultore Ferruccio Patuna che, dopo avere frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia collaborò alla realizzazione dell’Altare della Patria di Roma. Valentino Patuna, che nel 1877 aprì la Drogheria Patuna, fu anche un appassionato archeologo e studiò profondamente la storia antica di Gradisca, come pure il fratello Ettore, farmacista, che dal 1919 aprì la Farmacia Alla Quercia, ma si dedicò intensamente allo studio delle vicende gradiscane. Infine Bruno Patuna, nato nel 1909, fu il fondatore dell’Enoteca e della Galleria Spazzapan.

Il palazzo

Palazzo de Fin Patuna, a quanto consta dalla lapide affissa nell’atrio, esisteva già nel 1580, ma le sue caratteristiche attuali sono sicuramente frutto di modifiche avvenute nel Settecento.

La facciata è abbastanza articolata, formata da un corpo centrale piuttosto imponente, due ali e due corpi laterali leggermente più alti.

Nella forma del profilo superiore dell’edificio ricorre la linea curva, che lo differenzia da tutti gli altri palazzi gradiscani.

Nella parte centrale si apre l’ingresso rettangolare, con un massiccio portone  affiancato da robusti pilastri che reggono due capitelli a forma di mensola su cui poggia un balcone di pietra. A questo si affaccia una porta finestra semplice, conclusa in alto ad arco, sopra la quale è posto un timpano anch’esso ad arco.

L’arco si ripete nella parte alta, conclusa da un timpano a triangolo che forma una specie di “vela” affiancata da due pilastri che sorreggono due vasi. I due corpi laterali si concludono invece con due timpani ad arco.

Per il resto la facciata è abbastanza semplice. Il palazzo ha solo due piani, il secondo è un sottotetto.

Dall’atrio, in cui si trova la lapide che ricorda il pernottamento di Napoleone Bonaparte, arrivato qui con le sue truppe vittoriose il 20 marzo 1797, si passa al giardino, che ha ancora degli alberi secolari risalenti almeno all’Ottocento e si estende fino alle antiche mura della cinta quattrocentesca.

Come riferisce lo storico Ettore Patuna, "nel 1786 il vescovo-principe di Gurk (Stiria) visitò Gradisca ed in particolare la chiesa dei Serviti (ora Addolorata e il Palazzo Torriani, e si portò in Casa de Fin a vedere quel giardinetto come dilettante di fiori". E' evidente che a quell'epoca il giardino doveva essere molto interessante, se meritevole della visita di un principe-vescovo. Probabilmente aveva ancora la forma originaria di "giardino all'italiana" mentre nell'Ottocento si trasformò in "giardino romantico" seguendo la tendenza naturalistica del gusto inglese. Nella prima metà del secolo XIX inoltre, come molti parchi di grandi dimore storiche, si arricchì di specie esotiche prendendo anche il carattere di "orto botanico", pieno di rarità. 

Questo sito è stato creato da Maria Masau Dan nell'ambito delle attività svolte tra il 2015 e il 2018 dal Comitato Eggenberg di Gradisca d'Isonzo per ricordare i 300 anni dalla fine della Contea principesca di Gradisca (1717) e costituisce la testimonianza di quelle attività. 

La pubblicazione non ha cessato di esistere dopo la celebrazione dell'anniversario ma mantiene l'obiettivo di diffondere la conoscenza della città e della sua storia non solo nel periodo in cui è stata capitale di una contea principesca (1647-1717) sotto il casato stiriano degli Eggenberg, ma anche prima e dopo.